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Facility, Mattioli (Anip): “Il trait d’union tra gli attori dei beni culturali e quelli del turismo”

di Lorenzo Mattioli, presidente di ANIP-Confindustria

 

ANIP-Confindustria non ha mai perso di vista l’importanza del patrimonio culturale italiano, ed in questa sede mi piace affrontare il tema soprattuto considerando l’impatto positivo che la valorizzazione e la tutela potrebbero avere sulle nostre aziende, dando per scontato che musei e monumenti, come intere città e paesaggi, rappresentino per l’Italia una ricchezza ( economica e di valori fondanti per il Paese) che non ha pari al mondo.
Dai giorni scorsi l’Italia può annoverare tra i siti Unesco anche la città di Ivrea, emblema della cultura industriale novecentesca: parto da questo nuovo ‘tassello’ – il 54esimo sito italiano – per riallacciarmi agli argomenti di questa riflessione ( «Gestire e valorizzare il patrimonio », ndr) provando così ad offrire spunti che saranno ulteriormente sviscerati in futuro e che, in parte, ho già lanciato nell’ultima edizione del FORUM PA 2018 a Roma. In quella occasione, la qualificata platea presente al dibattito ha plasticamente rappresentato l’importanza di un sempre più stretto accordo tra Pubblico e Privato, soprattutto se si vuole davvero mettere “a reddito” – mi si perdoni l’espressione – quanto la nostra Italia offre, in considerazione che oggi i flussi economici generati sono assolutamente inadeguati rispetto alla sua ricca offerta culturale. In sostanza, l’obiettivo di tutti deve essere quello di generare valore, creandone il più possibile le condizioni.

Innanzitutto: cosa potrebbe fare il Pubblico, quale atteggiamento potrebbero tenere i decisori? Credo si debba partire dalla consapevolezza del grande valore del patrimonio culturale italiano: in seconda istanza pensiamo si possa creare una adeguata cornice di leggi e regolamenti in grado di modernizzare un settore di vitale importanza per l’economia italiana. Rispetto alla conoscenza del patrimonio, abbiamo appreso con interesse come il nuovo governo abbia in animo di creare una delega per la digitalizzazione dei Beni Culturali e delle esperienze esistenti affinché non restino isolate, ma vengano messe a sistema. Si tratta ovviamente di una iniziativa a lungo termine cui necessariamente va affiancato l’affinamento delle regole. Anche su questo, e mi riferisco soprattutto al Codice Appalti, il Governo ha mostrato interesse e per questo la nostra Associazione sarà ben lieta di poter accompagnare i policy maker nella conoscenza di un comparto, quello dei servizi, che ha bisogno di una particolare attenzione e grado di conoscenza di tutte le sue sfaccettature.

In questa sede vorrei soffermarmi in particolare sulla complessità dell’Industria dei Servizi, come possibile trait d’union tra gli attori dei Beni Culturali e quelli del Turismo, una chiave di volta in grado di sostenere ed allo stesso tempo attraversare più comparti economici. Oggi tante nostre aziende hanno raggiunto competenze elevate, flessibilità, enormi capacità progettuali, e si pongono alla testa di una vasta filiera che le fa uscire dal mero settore del cleaning per abbracciare il Facility e le sue molte articolazioni. Non siamo più – solamente- quelli che devono tenere puliti gli ambienti, ma dobbiamo pensare a come, attraverso questo, si migliori l’esperienza del fruitore, ampliando il più possibile le competenze già acquisite in importanti siti museali. Prodotti sempre più sostenibili, processi meno impattanti, acquisizione di competenze nei servizi aggiuntivi ( biglietterie e ristorazione ad esempio): quando penso a cosa le nostre imprese possono fare, mi rendo conto della impellente necessità di far crescere l’agibilità nel mercato attraverso gare di nuova concezione. Massimizzare e mettere a frutto l’esperienza potrebbe garantire enorme risparmio ai buyer, e mi riferisco allo Stato in questo caso.

Il peso dei Servizi, come ci ha ricordato l’ANAC nel recente rapporto 2017, è cresciuto dopo l’impasse del 2016 generata dall’avvento del nuovo Codice Appalti. Dobbiamo perciò approfittare di questo trend positivo per apportare quei miglioramenti che ci si attendeva dal Codice stesso, ma che ora sta a noi – probabilmente – accompagnare e sostenere con un nuovo approccio da vagliare e condividere insieme a tutti gli attori, economici e istituzionali. Non entro nel merito dei correttivi cui ANIP-Confindustria ha lavorato, ma penso sia più utile sottolineare alcuni dei temi che le nostre imprese, caratterizzate da un largo uso di manodopera, vogliono mettere in agenda e far risaltare nel dibattito che caratterizzerà i prossimi mesi, a partire dall’imminente edizione di LIFE 2018 che verrà celebrata a Capri. Innanzitutto qualità dei servizi e sostenibilità, ma sopratutto trasparenza e lotta alle storture del mercato.

Nei prossimi tempi sentirete parlare sempre più del concetto di accountability, ovvero della misurazione delle performance: sarà un elemento di discrimine per chi vorrà essere presente nel mercato. Senza dimenticare che continueremo nella nostra battaglia contro la piaga del “massimo ribasso” nelle gare d’appalto, a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa. ANIP-Confindustria sarà sempre dalla parte della “fair competition” per contrastare i cartelli tra aziende, così come crediamo nel dialogo competitivo come modalità in grado di fare luce sulle situazioni più complesse per dare ancor più respiro al mercato. Se Pubblico e Privato sapranno operare con professionalità e nel rispetto delle reciproche prerogative, il settore dei Beni Culturali sarà uno dei primi a decollare nel nostro Paese, riprendendosi il ruolo che merita su scala mondiale.

Foto di Inma Ibáñez