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Patrimoni PA net 2018: focus su strumenti innovativi per il facility e energy management di ospedali, beni culturali e beni urbani

di Paola Conio, Coordinatrice Patrimoni PA net – Senior Partner Studio Legale Leone

 

Il focus della nuova edizione di Patrimoni PA net affronta una tematica estremamente interessante e, probabilmente, cruciale per il futuro del public procurement. I modelli e gli strumenti evolutivi e innovativi degli affidamenti in appalto, concessione e partenariato-pubblico privato per la gestione, la valorizzazione e la riqualificazione/innovazione energetica dei patrimoni immobiliari e urbani pubblici rappresentano, infatti, una sfida e al contempo un’opportunità che il sistema/mercato non può permettersi di perdere. Se, da un lato, l’esigenza di avanzare lungo il non facile percorso dell’innovazione – sia dei processi di acquisto che delle prestazioni acquisite – viene ribadita con forza dalla normativa europea e riecheggiata da quella nazionale, sono molte gli ostacoli che incombono all’orizzonte e il rischio che i soggetti (specie pubblici) che vorrebbero incamminarsi lungo questo sentiero perdano fiducia e ripieghino su strade più battute e conservative appare sempre molto concreto. La normativa fa apparenti passi in avanti, offrendo una vasta gamma di possibili strumenti innovativi che potrebbero essere sperimentati, di contro le Autorità di vigilanza e di controllo contabile sia europee che nazionali esprimono – dati alla mano – più di una preoccupazione sulla capacità delle PA di utilizzare in modo consapevole ed efficace tali strumenti. Più che mai si avverte, quindi, la necessità di analizzare ed approfondire con approccio scientifico e oggettivo quali siano le potenzialità espresse dal vigente quadro normativo e quali i fattori che possano determinare il successo o l’insuccesso degli approvvigionamenti.

In questa direzione, va sottolineato che la riforma dei contratti pubblici, sulla spinta delle Direttive europee, ha introdotto nell’ordinamento nuovi strumenti procedurali e ne ha confermati altri ugualmente significativi. Per quanto concerne gli appalti, il ventaglio di possibili procedure si amplia includendo il nuovo strumento del “partenariato per l’innovazione”, attraverso il quale le stazioni appaltanti possono non solo “creare” innovazione in partnership con gli operatori economici privati, ma anche acquistare il servizio innovativo progettato. Come già segnalato, specie nell’ambito dei patrimoni ospedalieri, dei beni urbani e dei beni culturali sono forti e diffuse le esigenze delle PA che necessiterebbero di soluzioni innovative, tenendo conto dell’ampio concetto di innovazione accolto dalle Direttive europee e dallo stesso nuovo Codice.

Ma anche gli “appalti pre-commerciali“, seppure non disciplinati dal Codice ma semplicemente menzionati come strumento utilizzabile dalla PA in forza della Comunicazione 799/2007 della Commissione Europea, vengono confermati dalla riforma e possono rappresentare un’interessante modalità di acquisizione di know-how da parte delle PA e di stimolo all’innovazione. Assai significativa appare anche l’evoluzione del “dialogo competitivo“, che le Direttive europee di fatto “sdoppiano” nella “procedura competitiva con negoziazione”, utilizzabile nel caso  di innovazione già più matura, necessitante un minor grado di adattamento, e nel “nuovo dialogo competitivoche acquista ancora maggiore flessibilità, apparendo lo strumento più adatto per l’affidamento non solo dei contratti di appalto complessi, ma anche dei “partenariati pubblico-privato“, tra i quali il modello della “concessione di servizi” appare quello maggiormente diffuso. Anche con riferimento alle concessioni e ai partenariati in genere, il nuovo quadro normativo si è ulteriormente arricchito, essendo dedicate a questa tipologia di contratti, rispettivamente, la parte III del Codice e la parte IV, oltre a varie disposizioni collocate in altre parti, come i “partenariati atipici” del settore dei beni culturali.

Un altro importante tassello della riforma è rappresentato dalla crescente attenzione agli aspetti ambientali, testimoniato dall’importanza riservata ai “criteri ambientali minimi” e alla sostenibilità energetica che vede nell’Energy Management un fattore essenziale, anche per il controllo della spesa pubblica.

I nodi irrisolti e i problemi da affrontare

Emanate il 28 marzo scorso, le “Linee Guida ANAC n. 9” in materia di monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico-privato, testimoniano il rilievo e l’importanza che questo genere di contatti riveste nel panorama del procurement pubblico. Dalla relazione “AIR – Analisi di impatto della regolamentazione” delle linee guida si traggono dati  interessanti sulla dimensione e sulle tendenze evolutive.

La concessione di servizi costituisce il modello più diffuso in termini numerici e rappresenta una fetta consistente del mercato anche in termini di valore.

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Se la dimensione del mercato è tutt’altro che trascurabile, tuttavia emerge un elevatissimo tasso di “mortalità” delle iniziative, che una volta avviate – evidentemente senza la necessaria programmazione e ponderazione – si arenano senza giungere ad una positiva conclusione, in particolare proprio con riferimento alle concessioni di servizi.

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E le preoccupazioni espresse dall’ANAC nelle linee guida citate appaiono ancora più enfatizzate nella relazione n. 9/2018 della Corte dei Conti europea, non riferita ad iniziative italiane di partenariati pubblico-privati. La Corte mette in guardia, infatti, la Commissione Europea dal promuovere i partenariati in carenza di un adeguato contesto normativo e della necessaria qualificazione delle pubbliche amministrazioni sul piano operativo.

Alla luce delle precedenti considerazioni, appare quanto mai attuale e di indispensabile approfondimento il focus di lavoro individuato da Patrimoni PA net per il suo nuovo ciclo di attività. L’endemica scarsità delle risorse finanziarie pubbliche che possono essere impiegate per la gestione, la valorizzazione e la riqualificazione/innovazione energetica dei patrimoni immobiliari e urbani pubblici – specie ospedalieri, urbani e culturali – ne rende essenziale un’allocazione ottimale e l’auspicabile coinvolgimento degli operatori economici privati quale motore dell’innovazione, oltre che quali possibili cofinanziatori.

In questa direzione i servizi di Facility & Energy Management si pongono quale strumento essenziale per il perseguimento degli obiettivi di efficientamento della spesa pubblica e di salvaguardia dell’ambiente condivisi dalla riforma. Vi è, quindi, una domanda potenzialmente elevatissima per questa tipologia di servizi. La riforma ha di certo ampliato il ventaglio degli strumenti potenzialmente utilizzabili, tuttavia l’esperienza italiana e quella europea insegnano che senza un’adeguata preparazione delle PA e degli operatori economici e senza un’attenta programmazione, la domanda è destinata a rimanere insoddisfatta o inadeguatamente soddisfatta.

 

 

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