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Adeguamento antisismico ed energy management, perché la convergenza tra le norme porta al risparmio

di Rosario Calandruccio, Direttore commerciale CPL CONCORDIA

In occasione della Consultazione pubblica per la definizione della Strategia Energetica Nazionale CPL CONCORDIA ha voluto fornire il proprio contributo dal punto di vista industriale e cooperativo ad alcuni temi, in particolare quello dell’efficientamento energetico dei condomini e quello, strettamente collegato, della cosiddetta povertà energetica (che qui ricordo, ma non tratto per esiguità di spazio). Ritengo quindi utile condividere le considerazioni maturate e le proposte operative che scaturiscono dall’esperienza “sul campo”.

Particolare interesse rivestono i riferimenti ministeriali alle azioni rivolte al mercato residenziale e del terziario. Tra le barriere all’ingresso si evidenzia una marcata incoerenza tra le normative applicabili[1]. Appare necessario un miglior coordinamento delle discipline attuabili nei diversi ambiti di azione (si può citare l’esempio del progetto lumiere per la pubblica illuminazione), in quanto il condominio, inteso come comunità energetica, è oggi   identificato nelle normative applicabili a volte come un unico soggetto energetico ed altre invece come un insieme di unità immobiliari a cui chiedere singole performance energetiche.

Peculiare apprezzamento riveste la possibile convergenza delle norme incentivanti il miglioramento antisismico con quello energetico degli edifici. Essi infatti potrebbero trovare particolari sinergie ed economie di scala che le imprese sapranno cogliere con stimolo ed efficienza.

Un aspetto da valutare con attenzione attiene agli strumenti incentivanti. Un approccio incentrato su singoli interventi potrebbe indirizzare le risorse soprattutto nel mero acquisto di singoli componenti. Risulterebbe invece più efficace, e pertanto maggiormente auspicabile, incentivare il supporto professionale delle diagnosi energetiche, anche standardizzate e/o semplificate, ma che consentono di avere una misura globale e reale degli effetti sul complesso immobiliare e di collocare l’acquisto di singoli componenti in un processo strutturato di efficientamento e di risparmio energetico. La centralità degli EGE e delle ESCo in tale ambito potrà essere rafforzata dall’utilizzo, oltre che da una corretta e massiva comunicazione, anche dalle tecnologie delle share communities e l’internet delle cose, in maniera da restituire reale e costante consapevolezza del proprio impatto nel sistema globale energetico

Riteniamo non condivisibile la difficile configurazione il contratto EPC, se si tiene conto che anche all’interno delle Istituzioni ci sono eccellenze che posso certamente contribuire ad una standardizzazione nazionale; al contrario, occorre certamente ricondurre tutta la contrattualistica energetica a standard che possano regolarne gli impatti. Il punto di partenza per gli interventi di efficientamento energetico alla base dell’EPC è costituito da:

  • diagnosi Energetica sul sistema edificio-impianto standardizzata (GSE), contenente un’analisi tecnico-economica e ambientale per le tecnologie da utilizzare in modo integrato e funzionale per ridurre al minimo i consumi di energia;
  • standardizzazione dei sistemi di misura al fine di alimentare un unico database nazionale che consenta un monitoraggio delle azioni messe in atto;
  • realizzazione degli interventi impiantistici e di misura e collaudo;
  • produzione dell’energia dal vettore energetico stabilito;
  • gestione del sistema di produzione e manutenzione con controlli e misurazioni dell’energia utilizzata (da comparare con la situazione ante interventi) che devono trovare riscontro negli impegni contrattuali.

È interessante evidenziare come dai risultati acquisiti dalle associazioni di categoria si rilevi che gli investimenti relativi ad interventi di efficientamento attualmente soggetti a benefici fiscali, il rapporto investimento/risultati in termini energetici sia molto più basso di quanto rilevato in altri settori, facendo emergere quindi che esistono ampi spazi di sostenibilità delle operazioni qualora adeguatamente supportate finanziariamente. A tal proposito si può ritenere che, sino a quando questi interventi saranno realizzati come fini a se stessi – e non all’interno di una logica “progettuale – contrattuale” che dimostri chiaramente quali saranno i benefici in termini di minori fabbisogni energetici (normalizzati) e quindi minori consumi rispetto alla situazione prima degli interventi – i risultati acquisiti saranno difficilmente misurabili e quindi correlabili con i Titoli di Efficienza Energetica (che in sostanza sono uno strumento di misura del risparmio, anche se teorico).

Quanto si prevede di realizzare attraverso la “ottimizzazione del meccanismo delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica e per il recupero edilizio”, come già accennato, dovrebbe pertanto fondarsi sulla logica e le modalità progettuali che costituiscono la base per i Contratti di Rendimento Energetico (EPC), anche al fine di consentire la realizzazione e il controllo dei risultati rispetto ai presupposti richiesti. Il meccanismo meglio calzante, a nostro avviso, è quello del contratto di Servizio Energia (SE) con garanzia di risultato (EPC) sul sistema edificio-impianto; in questo caso riteniamo che si possa pensare anche ad un sistema premiante, sempre nell’ambito dell’eco-bonus/conto termico. Una volta definite le performance progettuali, occorre dare solidità ai flussi finanziari necessari alla sostenibilità economica degli stessi. Sono già state identificate soluzioni[2] tese alla definizione del ciclo di gestione finanziaria e della conseguente necessità di capitale, sia attraverso la definizione degli attori e delle regole destinate allo sviluppo dei progetti di rinnovamento del sistema edificio-impianto, sia definendo modalità̀ di gestione del credito d’imposta. Infatti appare necessario continuare a consentire che i soggetti beneficiari abbiano titolo a trasferire al soggetto cessionario (ovvero, nel caso siano state pagate, ad ottenerne il rimborso) le fatture emesse dai soggetti progettisti ed esecutori degli interventi nel limite del valore dei diritti ceduti. In tal modo non solo verrebbero di fatto annullati i flussi finanziari a carico dei soggetti beneficiari, ma si manterrebbe un maggiore controllo sul meccanismo di incentivazione.

In ultimo, appare evidente che occorrerà concentrare ogni impegno nella chiarezza delle norme che si vorranno identificare oltre che a consentirne una stabilità nel tempo. Discrasie interpretative potrebbero infatti generare sul mercato dell’utenza e dell’offerta posizioni contrastanti del tutto negative per uno sviluppo adeguato e credibile degli interventi di efficientamento energetico (ci riferiamo ad esempio al regime IVA applicato nei contratti di SE) disincentivando l’utilizzo di contratti complessi in comunità, quali quelle condominiali, che non ne sfruttano appieno le potenzialità anche per carenza di governance.

 


[1] Una recente barriera è stata generata per la confusione e la conflittualità generata dal DL 102/2014 e dall’obbligo di applicazione della norma UNI 10200 che obbligano gli utenti di condomini con Contratti di Servizio Energia in forma EPC in alcuni casi a sostenere oneri aggiuntivi per relazioni tecniche diagnosi sui fabbisogni energetici delle singole unità immobiliari.

[2] Convegno NENS – 10 Luglio 2017 – Efficienza energetica una opportunità per il sistema Paese – ENEA ING. TULLIO FANELLI

 

 

 

Foto di Boudewijn Huysmans